martedì 18 aprile 2017

Una difesa dell'ingannevole oroscopo

Io non credo nell'oroscopo. Sono anzi convinto che credervi sia sbagliato non solo, diciamo, epistemologicamente, ma anche moralmente. Ogni volta, infatti, che una persona mente assassina una parte del mondo, e questo è certo; ma ogni volta che una persona crede in una menzogna quando ha le capacità e i dati per smascherarla, è colpevole tanto quanto lo è il mentitore.
Non voglio spingermi più un là con questo discorso, perché ciò che vorrei dire è poco educato, è comunque evidente, e per di più rischia di assomigliare ai monologhi di quella sottocategoria umana a cui appartiene chi indossa i fedora.
Questo articolo, nel caso non si fosse capito, riguarda l'oroscopo.


A COSA CREDE CHI CREDE NELL'OROSCOPO
Chi crede nell'oroscopo si affida al fatto (ha quindi propriamente fede, nel senso che compie un salto irrazionale verso una credenza non dimostrabile, esattamente come fa chi, ad esempio, crede in Dio*) che, interpretando correttamente gli avvenimenti celesti, si possa conoscere qualcosa del futuro terrestre. Questo al netto dell'astronomia ufficiale: vedere un meteorite con un diametro di nove chilometri che punta dritto sulla Terra... be', qualcosa del nostro futuro ce lo dice, ma in maniera del tutto razionale e afideistica, vivaddio.
Che l'oroscopo sia una credenza vera o una credenza falsa non è argomento del nostro articolo - benché io creda sia falsa, esattamente come credo che non esistano unicorni invisibili, o. per dirla con Russell, una teiera in orbita tra la Terra e Marte -: propriamente, è una credenza il cui valore di verità è indecidibile. Anche, è una credenza non scientifica, secondo la distinzione di Popper, perché non falsificabile. Tra le varie cose perché non presenta un corpo organico di credenze da analizzare attraverso metodi statistici, e perché chi vi si affida sembra incapace di riconoscerne gli errori, e quindi di usarli come prova di un fallimento del sistema**. Col che non voglio dire nulla di male: secondo lo stesso principio anche il materialismo dialettico marxista e la prima psicanalisi non sarebbero dottrine scientifiche (e infatti non lo sono).
Dunque, credere che studiare gli astri sollevi il velo del domani significa essenzialmente credere in una delle seguenti:

  1. che i casi celesti esercitino un influsso decodificabile su quelli terreni. In questo caso, che Giove entri in Vergine causa un cambiamento nella vita di chi è nato Vergine.
  2. che i casi terreni esercitino un influsso decodificabile su quelli celesti. In questo caso la Stella Cometa scende verso Betlemme perché è attirata dalla nascita del Bambin Gesù, e non il Bambin Gesù nasce a Betlemme perché passava di lì anche la Stella.
  3. sia (1) che (2)***.
  4. che i casi celesti e quelli terreni siano sincronizzati, e ogni minimo cambiamento dell'uno corrisponda a un cambiamento dell'altro. Dietro l'astrologia non ci sarebbe quindi il principio di causa-effetto, ma semplicemente di contemporaneità.

Che (1) sia un'assurdità bella e buona è certo da molto tempo. Oltre al fatto che non esistono prove scientifiche di questo fenomeno - ma credere nell'oroscopo è un atto di fede, e quindi prescinde da una spiegazione scientifica - è facile dimostrare come la fede nell'oroscopo sia una fede malriposta. Per farla breve, anzi brevissima, cito Odifreddi (2001):
In ogni caso, le costellazioni visibili dello Zodiaco sono tredici e non dodici: manca infatti all'appello Ofiuco, o Serpentario. E il Sole percorre le dodici costellazioni canoniche in tempi diversi, non mensili. E la processione degli equinozi ha ormai sfasato l'assegnazione classica dei segni [...].
Se gli eventi celesti esercitano un influsso su quelli terreni, insomma, l'astrologia non prende in considerazione i giusti eventi celesti per indagare quale sia questo influsso. A meno che la nostra fede non ci spinga a credere che le Potenze sovralunari abbiano tanti riguardi nei nostri confronti da agire in accordo con la nostra ignoranza dei loro movimenti.
La falsità di (2), che è una falsità semantica, la possiamo dimostrare allo stesso modo: se anche fossero i casi terreni a esercitare un influsso, l'astrologia questo influsso non potrebbe leggerlo, perché non prende in considerazione i giusti casi celesti. Ergo, affidarsi all'astrologia è fideisticamente inconsistente, dato che si crede a una cosa e se ne ascolta un'altra del tutto diversa.

[Per finire, che (3) sia sbagliato è evidente, ma lo dimostreremo lo stesso sintatticamente. La congiunzione di due proposizioni, in questo caso (1) ∧ (2), nella logica proposizionale, è falsa se almeno una delle due proposizioni è falsa: e in questo caso sono entrambe false. Ma questo è un mio scrupolo, e spero che al punto in cui siamo nessuno abbia davvero potuto credere in (3).]

Passando a (4), invece, il discorso si fa leggermente più serio. Includiamo pure questa posizione tra le applicazioni di quella teoria parascientifica che si chiama della sincronicità, la cui prima enunciazione risale all'introduzione all'I-Ching di Jung. La sincronicità, nonostante i contributi del Premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli, manca di prove scientifiche a sostegno a livello macroscopico (la sincronicità junghiana, si dica quel che si dica, riguarda il mondo macrosposico e non quello microscopico; ed è bene ricordarlo viste le diverse leggi che sembrano regolarli). Io posso credere, e anzi credo, nell'esistenza di significati emergenti nella psiche dell'uomo, e nella sincronicità come processo di attribuzione di tali significati a elementi fisici; ma non credo che essa sia anche un principio fisico. Tuttavia affidarsi alla teoria della sincronicità (4) è di per sé non contraddittorio (1, 2, 3), e quindi, se si ha fede, accettabile.

Wolfgang Pauli

REALTÀ DELL'OROSCOPO
Questo articolo - nonostante le premesse - si propone come difesa dell'indifendibile, e come giustificazione dell'oroscopo. Questa giustificazione può giungere dall'analisi personologica dell'uomo.
È risaputo che nascere in un determinato mese ha un effetto sull'individuo. Nascere nel mese X significa essere stati concepiti in X - 9 o in X - 8 mesi, a meno di casi particolari. Significa anche che il nutrimento nella fase prenatale è stato di un certo tipo (frutta e verdura di stagione), l'apporto di vitamine e di sole è stato di un certo tipo, e spesso che anche l'umore della madre è stato più o meno solare di quanto sarebbe stato, ceteris paribus, in un'altra stagione. Lo stesso si potrà dire per la fase immediatamente postnatale. Qui e qui ci sono alcuni articoli, liberamente consultabili, che riportano i risultati di un paio ricerche - il cui numero è, vi assicuro, legione - in proposito agli effetti del periodo di nascita sulla vita del bambino.


Ora, essere di un segno zodiacale, cioè della Vergine o della Bilancia, significa per l'appunto essere nati in un determinato periodo di tempo della durata di un mese - anche se, come abbiamo visto, non nel mese in cui il Sole si trova nella casa del segno. In questo caso il segno zodiacale può essere considerato un nome, un metodo di categorizzazione, che trae valore non tanto dalle costellazioni quanto dal periodo a cui è tradizionalmente associato.
Certo, come strumento di analisi personologica l'oroscopo è alquanto limitato. Passare il periodo perinatale in una valle montana in cui il sole c'è quattro ore al giorno è ben diverso dal passarlo in pianura... e così via, dato che, ad esempio, la stagione delle piogge non corrisponde a nessuna delle stagioni europee. Inoltre allo sviluppo personologico individuale (le ricerche sono generalizzazioni su popolazioni significative) contribuiscono tanti e tali accidenti che dire che un Leone è così e così perché è nato ad agosto è peggio che un'ingenuità. Al massimo si può dire che, al netto di tutto il resto, sia predisposto in tal senso.
Ancora una volta l'oroscopo, pur avendo, se considerato dalla giusta prospettiva, un fondamento scientifico, risulta inadeguato a descrivere le complessità della vita. Col che concludo la mia filippica contro l'astrologia e vi invito a cliccare sui pulsantini qui sotto per condividere l'articolo sui social. A presto, Veri Credenti!


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* Per questo chi è cristiano non dovrebbe ridere di chi crede nell'occulto, a meno di non voler sembrare ipocrita. Prova ne è il fatto che, nell'antichità non potendo i cristiani credere nella predestinazione a scapito del libero arbitrio, ma non potendo neanche credere che l'astrologia fosse falsa a causa delle fonti che la citavano come certa, risolsero l'antinomia dicendo che sì, l'astrologia vincola pure i non battezzati; ma che i battezzati, in grazia del Signore, sono liberi dagli influssi celesti. Chi non lo crede provi a rileggersi Clemente Alessandrino. In Età Medievale invece - e poi mi fermo, prima che la nota diventi più lunga dell'articolo -, il pensiero corre a Dante, che nel XVI del Purgatorio afferma (fa affermare a uno dei suoi personaggi) che gli astri potranno pure avere un qualche influsso sulle cose terrene, iniziando tutti o alcuni gli affari degli uomini, ma in ogni caso è proprio dell'uomo dover scegliere tra il bene e il male (letteralmente: "Lo cielo i vostri movimenti inizia; | non dico tutti, ma, posto ch'i 'l dica, | lume v'è dato a bene e a malizia, || e libero voler; che, se fatica | ne le prime battaglie col ciel dura, | poi vince tutto, se ben si notrica").
** L'astrologia si trova davvero, oggi, in una situazione unica tra quelle che la coscienza scientifica ha prodotto. Chi vi crede accetta senza battere ciglio i suoi errori, proprio perché sono errori attesi (dato che a livello razionale la maggior parte delle persone ammette che non ci si possa basare sull'oroscopo per conoscere il futuro); le volte in cui invece sembra che le sue predizioni siano corrette sono considerate prove a favore della sua esattezza generale.
La coscienza scientifica popolare sembra quindi assorbire i colpi degli errori del metodo e preservarne le conferme: ancora una volta ci troviamo di fronte a una situazione di infalsificabilità secondo la filosofia popperiana.
*** In questa ipotesi, che a prima vista può sembrare contraddittoria, credevano gli antichi alchimisti. Sulla Tabula Smaragdina di Ermete Trismegisto sta per l'appunto scritto che "Ciò che è in alto è come ciò che è in basso". La precedente è a tutti gli effetti un postulato di isomorfismo tra realtà microcosmica e realtà macrocosmica. Studiare l'essere umano, quindi, equivarrebbe a studiare l'universo; e cambiare se stessi significherebbe cambiare il mondo, non in astratto o in piccolo, ma in concreto e completamente. 

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