lunedì 16 gennaio 2017

Shakespeare, Dostoevskij e Pratchett

Alcuni articoli fa, sempre in occasione del quattrocentesimo dalla morte di Shakespeare, scrissi qualcosa riguardo alla grandezza dei suoi personaggi. Concludevo sostenendo che quella grandezza era dovuta al fatto che essi, i personaggi cioè, ci sembrassero vivi a prescindere dal loro dramma, o, meglio, nonostante il loro dramma, che spesso non era alla loro altezza. Mi chiedevo se esistessero altri casi simili nella storia della letteratura; di personaggi cioè così reali da poter prescindere dalla loro storia. No, mi pareva allora, nemmeno in Dostoevskij, il maestro della creazione di caratteri (prendevo in considerazione in particolare il caso di Raskolnikov in Delitto e Castigo). Se volete recuperare quell'articolo prima di affrontare questo, lo potete trovare qui.
Ma cosa c'entra tutto questo col post di oggi? Bene, qualche giorno fa stavo leggendo alcune riflessioni di David Foster Wallace su Dostoevskij. Foster Wallace mi assicurava che, perlomeno in Memorie dal Sottosuolo, il grande scrittore russo riuscì a creare un personaggio assolutamente vivo, per l'appunto il cosiddetto uomo del sottosuolo. Se così fosse stato, allora parte del mio vecchio articolo sarebbe stata da riscrivere.
Nota a mezza pagina. Possiedo una piccola biblioteca e, come tutti coloro che possiedono una biblioteca, sono colpevole di non averla esplorata a fondo. Tra i libri che possiedo ma che in quel momento non avevo ancora letto c'era Memorie dal Sottosuolo. Mi dissi questa è una buona occasione per rimediare, e al contempo verificare se esiste davvero qualche personaggio paragonabile per vitalismo a quelli shakespeariani.



L'uomo del sottosuolo è, effettivamente, un personaggio per molti versi simile a quelli di Shakespeare. Per capire se sia anche un personaggio reale, vivo o quale che sia la corretta definizione avrei bisogno di un po' di tempo. È infatti la prova del tempo quella che deve superare questo tipo di personaggio: allontanandomi dalla sua storia, lui mi sembrerà ancora vivo?
Posso comunque già notare che alcune caratteristiche che possiede lo accomunano fortemente ai personaggi che ho considerato vivi finora. Innanzitutto il fatto che, per un terzo del libro, lui parli con il suo pubblico in senso astratto, senza riferimenti storici cioè, in qualcosa di simile a un soliloquio shakespeariano in cui i personaggi origliano se stessi (Shakespeare spesso si rivolge al suo pubblico con una strizzatina d'occhio, proprio come fa l'uomo dal sottosuolo, che parla a un pubblico ma nega che esso esista). Lui a dire il vero non cambia né si comprende, anche se affina la propria comprensione generale di sé, e si svela piano piano.
Proprio come in Shakespeare, l'acume psicologico dell'uomo del sottosuolo è assoluto, e quando parla di sé ci sembra che parli in realtà di noi, o di parte di noi; e la sua filosofia fisica e morale, anche se ingenua e, a dire il vero, scarsamente condivisibile, ha spesso dei barlumi di verità talmente puri che per noi è impossibile ignorarla (di nuovo, esattamente come in Shakespeare).
Ancora, l'uomo dal sottosuolo è pieno di contraddizioni, proprio come i grandi personaggi shakespeariani: Amleto è tutto insieme buffone e principe, matto e saggio, guerriero e filosofo, codardo e impavido. Come tutte le persone vive, davvero vive - e vien quasi il dubbio che molti uomini reali non siano affatto vivi, ma sarebbe falso crederlo -, non sono mai questo o quello, ma tutto questo e quello e altro ancora, la somma di queste cose e la relazione che si instaura tra queste cose e le caratteristiche emergenti da questo insieme. E come autore mi chiedo se sia questo uno dei modi per creare dei personaggi vivi: lasciare che sboccino dalla propria spontanea contraddizione.

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A essere onesti non sarebbe stato necessario che leggessi Memorie dal sottosuolo per smentire la mia affermazione che i personaggi di Shakespeare costituiscano un unicum della storia della letteratura. C'è infatti uno scrittore che si accosta prepotentemente a Shakespeare, che conosco e che amo, e che è quasi nostro contemporaneo: infatti è morto da pochi anni. Parlo dell'ingiustamente sottovalutato Terry Pratchett, l'autore della serie umoristica di Mondo Disco.


Di Pratchett avevamo già parlato in queste due occasioni. I paralleli con Shakespeare sono molti e qui elenco quelli che mi saltano subito all'occhio. In primo luogo la capacità, lo dico semplificando, di trovare sempre la parola giusta per sortire l'effetto, più che desiderato, necessario al momento. Parlando di inventiva e invenzione linguistica l'unico rivale di Shakespeare è naturalmente Joyce, ma per quanto riguarda la riuscita linguistica al Bardo di Stratford possiamo accostare solo Pratchett. In nuce questa capacità è sempre richiesta in un romanzo comico nella tradizione di Jerome K. Jerome, e quindi passa quasi inosservata... ma non c'è nessuno che abbia scritto romanzi comici più genuinamente divertenti o intelligenti di quelli di Pratchett.
In secondo luogo - e qui mi ricollego al senso dell'articolo - Pratchett è stato l'autore in grado di regalarci il personaggio più squisitamente vivo (dire tridimensionale è sminuirlo, perché in questo caso essere tridimensionale è il minore dei traguardi) dai tempi di Amleto: parlo naturalmente di Nonnina Weatherwax.

Per chi non conoscesse Nonnina Weatherwax, io non credo di poterla descrivere in maniera adeguata. Quello è un compito che va al di là delle capacità di qualunque blogger come me. Passando per Shakespeare, potrei forse dirvi di immaginare una Beatrice (Molto rumore per nulla) ottantenne ma ancora arzilla e coi poteri magici di Prospero (La Tempesta), che però sa usare - o non usare - con maggior naturalezza. Diciamo con la naturalezza di un cuoco che prepara gli agnolotti, e non sta troppo a seguire le ricette, ché si può affidare direttamente alla propria esperienza. Un cuoco con un pessimo carattere e un mattarello molto lungo.


Nonnina Weatherwax è viva e non posso dirlo in un altro modo. Sfogliate uno dei tanti romanzi di cui Pratchett l'ha fatta protagonista (come Falstaff in Shakespeare, la Nonnina è un personaggio troppo strabordante per essere contenuto in una sola storia) e, arrivati al punto in cui appare, sentirete il vostro cuore battere più forte, gli occhi muoversi a velocità maggiore sul foglio, la mente lavorare a un ritmo più elevato, e la risata farsi più profonda dentro di voi. Ma anche questo è poco. Quando ripenso a Nonnina Weatherwax non mi sembra di ripensare a un personaggio di fantasia, ma a un qualche parente che non vedo da anni.
Non so perché in Italia non esista un culto di Pratchett. Eppure siamo capaci di apprezzare Shakespeare e Dostoevskij come meritano. Forse questo avviene perché Nonnina Weatherwax è un personaggio di una serie di racconti comici, e per di più fantasy.
A voi cari lettori consiglio di recuperare Pratchett il prima possibile - in lingua originale (che è l'inglese), se potete, ancora meglio, perché le traduzioni che girano non sono molto buone. Se siete poi interessati a Nonnina Weatherwax in particolare - e fareste bene a esserlo - vi consiglio di leggere Wyrd Sisters, qui da noi Sorellanza Stregonesca, che è, oltretutto, un lungo omaggio-parodia al teatro shakespeariano (superficialmente e non: quando il Buffone riflette sul potere quasi magico che hanno le parole, è a Shakespeare che corre il pensiero).

Borges scrisse che persino in Inghilterra il culto di Shakespeare non nacque in maniera spontanea. Esso, per diventare quello che è oggi, occupò il tempo di qualche generazione, e anzi passò come prima tappa dalla Germania. I suoi contemporanei lo amavano ma riconoscevano i suoi limiti - e qui il pensiero corre a Ben Jonson, vecchio amico di Shakespeare e uno dei suoi primi critici agguerriti. Forse per Pratchett sarà lo stesso, e quando noi suoi contemporanei avremo smesso di esistere, allora il suo nome entrerà definitivamente e a pieno titolo tra quello degli scrittori che hanno fatto la storia del canone occidentale... dove è il suo posto.

lunedì 2 gennaio 2017

Così vasto e intenso

William Butler Yeats, Premio Nobel per la Letteratura nel 1923, è stato un noto occultista, un altrettanto noto studioso e forse il poeta più dotato del suo tempo - sicuramente il più dotato d'Irlanda. Nel suo libro Il Crepuscolo Celtico compila un ampio catalogo di storie fatate. In appendice, nell'edizione in mio possesso, viene inclusa una recensione di Beside the Fire del Dottor Hyde - un tempo parte integrante della raccolta -, in cui Yeats discute da un punto di vista generale i racconti di fate. I racconti di fate, inutile dirlo, oggi sono ascritti al genere della Fantasy. Di seguito lascio la parola a Yeats (questo articolo fa parte della serie Ma gli italiani sognano pecore realiste? in difesa della Fantasy):
Ecco finalmente un universo in cui tutto è così vasto e intenso da poter soddisfare le emozioni dell'uomo. Certamente storie simili non sono un'analisi critica della vita, ne sono piuttosto un arricchimento, perciò hanno una più stretta affinità con Omero di quell'ultima recente e invero ammirevole fase del libro "che ti migliora", un dramma sociale di Henrik Ibsen. Essi vivono un'esperienza vera, non mentale, e fanno apparire il nostro mondo di tavoli da tè una ben misera penombra.

Yeats conclude il ragionamento con parole di fuoco che forse erano vere ai suoi tempi, ma che lette oggi, in Italia, in un clima avverso al fantastico, sembrano solo tragiche speranze di qualche lettore o di qualche scrittore che non ne può più dell'offerta libraria contemporanea.
[...] Ci siamo stancati di accordare i nostri violini allo sferragliare delle nostre pesanti catene, e le deponiamo felici per ascoltare chi ci racconta di uomini antichi centinaia d'anni e in una gioia senza fine.
Che è esattamente il pensiero che avevo in mente mentre scrivevo Galvano. Speriamo ora che qualche editore sia dello stesso avviso.
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Qui di seguito il video con The song of Wandering Aengus di Yeats letta dal bravissimo Michael Gambon. Ve la lascio come regalo per queste feste. Buon anno a tutti, Veri Credenti!