venerdì 30 settembre 2016

Letture da edicola


Capita, quando si è in giro e si è di fretta, di fermarsi in edicola e dare un'occhiata ai libri in esposizione. Spesso si trovano dei buoni volumi a poco prezzo, che siano nuovi Urania o l'allegato di qualche rivista. Soprattutto con i prezzi-lancio puoi portarti a casa dei prodotti interessanti senza necessariamente svuotare il tuo portafoglio. Ad esempio, c'è il Corriere della Sera che sta pubblicando la biblioteca completa di Sciascia di cui, prima di questa iniziativa, avevo letto solo La Scomparsa di Majorana. Ora alla lista ho aggiunto altre tre voci (A ciascuno il suo, La strega e il capitano, 1912+1). I prezzi non sono bassissimi, in relazione alla mole dei libri, ma sono sempre più bassi di quelli Adelphi*.


La scorsa settimana ho visto sul bancone dell'edicola una raccolta dei Peanuts. Si intitolava "Snoopy e lo sport" ed era un allegato della Gazzetta dello Sport. Sembrava una bella raccolta e l'ho comprata. Mi sono però subito saltati all'occhio alcuni grossi problemi: era una raccolta tematica e innanzitutto sopprimeva la varietà tipica di Schulz. Leggere trenta pagine di strisce su Charlie Brown allenatore di baseball, per quanto possano essere buone, alla lunga annoia. Inoltre qui e là notavo delle traduzioni un po' forzate e degli errori d'impaginazione, come delle vignette ripetute due volte. Il lavoro editoriale è stato affidato alla Baldini&Castoldi (che credo detenga i diritti delle strisce e ha pubblicato diverse raccolte) e la Gazzetta funge solo da distributore; ma è comunque la Gazzetta a metterci la faccia, ad avermi convinto a comprare il volume.
Mi sono lo stesso detto "Diamogli un'altra possibilità". Le raccolte successive non sembravano tematiche. Così questo lunedì ho comprato la Gazzetta, con allegato "Sei un amico, Charlie Brown!".
Avevo ragione. Leggere le strisce di Schulz non divise per tema è molto più divertente. Questo non toglie che il secondo volume sia peggio del primo.
A parte un crollo nel numero di strisce pubblicate, a parità di prezzo - ma questo me lo aspettavo -, le traduzioni si fanno sempre più strane (ma prendete con le pinze questa mia affermazione, perché non ho gli originali sotto mano per fare i confronti) e sopratutto decine di strisce sono state ripetute dal primo volume. Diciamo che forse un quarto, un quinto delle strisce erano già state pubblicate nel primo volume, e qui ripetute. Un errore così grossolano che non so bene come comportarmi. Ma una cosa è certa: interromperò subito la collezione. E la prossima volta che la Gazzetta dello Sport farà uscire delle raccolte ci penserò bene prima di comprarle.


*Non fraintendetemi. Adoro la Adelphi. Credo sia una delle Case Editrici migliori d'Italia. Ma devo moderarmi quando compro i suoi volumi, se non voglio saltare il pranzo.

venerdì 23 settembre 2016

Il posto era vuoto

Ogni tanto mi ricordo che questo blog si chiama Psicologia e Scrittura e, pertanto, si deve occupare anche di scrittura. Della mia scrittura in particolare, ché di quella degli altri parlo già diffusamente. Non voglio farla lunga: questo è un racconto che ho trovato in mezzo ai miei vecchi file, e che ho scritto, mi pare, l'anno scorso. Spero vi possa piacere.




A proposito di scrittura, che fine ha fatto Galvano, il romanzo a cui stavo lavorando? Be', l'ho mandato a tredici Editori medio-grossi. Per ora infatti, nonostante la mia lotta interiore, sono ancora orientato verso la pubblicazione tradizionale. In non meno di sei mesi e in non più di due anni dovrei avere le loro risposte. Intanto il dattiloscritto è lì, sta bene e vi saluta. Ho comunque intenzione di scriverci sopra un articolo, quindi stay tuned!

venerdì 16 settembre 2016

Quel che resta del giorno

È da un po' di tempo che non dedico un articolo intero a un solo libro. Ma ho appena finito di leggere Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro e vorrei parlarvene.
Ecco, vi riporto la quarta di copertina della mia edizione (Einaudi):
La prima settimana di libertà dell'irreprensibile maggiordomo inglese Stevens diventa occasione per ripensare la propria vita spesa al servizio di un gentiluomo moralmente discutibile. Stevens ha attraversato l'esistenza spinto da un unico ideale: quello di rispettare una certa tradizione e di difenderla a dispetto "degli altri e del tempo". Ma il viaggio in automobile verso la Cornovaglia lo costringe ben presto a rivedere il suo passato, così tra dubbi e ricordi dolorosi egli si accorge di aver vissuto come un soldato nell'adempimento di un dovere astratto senza mai riuscire ad essere se stesso. Si può cambiare improvvisamente vita e ricominciare daccapo?
La quarta di copertina non rende giustizia al romanzo, e anzi sembra parlare di tutt'altro. L'ambiguità morale del padrone di Stevens, Lord Darlington, è solo uno dei focus della storia. Anzi, Lord Darlington è un personaggio relativamente positivo, costretto a compiere atti immorali a causa del suo altissimo senso di giustizia, e in questo ricorda un po' la figura di Re Artù... con cui Kazuo Ishiguro ha certo familiarità, considerando la sua bibliografia. I flashback sono ambientati quasi tutti ai tempi dell'ascesa del nazismo.

Due copertine del libro a confronto
Ishiguro ci porta all'interno della vita del suo personaggio - punto di vista come raramente hanno fatto altri scrittori. La vita di Stevens è monotona, e a dispetto di tutto neanche lui, salvo un isolato momento di lucidità, è mai del tutto consapevole dei propri sentimenti. Diventano chiari solo al lettore, man mano che procede nella lettura, grazie alla bravura di Ishiguro.
In generale nel romanzo si respira un'aria di malinconia che apprezzo molto. L'ho trovata qui e là in Salinger, soprattutto quando si occupa del maggiore della famiglia Glass, e in certi romanzi della Le Guin e in certi versi di Borges (non a caso, tutti e tre fanno parte della cerchia dei miei scrittori preferiti). L'ho trovato di recente in un bellissimo film di fantascienza che si chiama Predestination - e in effetti, se dovessi dire cosa me lo ha fatto amare, lascerei da parte la trama peraltro molto buona e mi concentrerei su questa sensazione di malinconia.
Il titolo del romanzo, Quel che resta del giorno, sta ad indicare ciò che ci resta quando la nostra vita è quasi passata e siamo costretti a osservarla dalla sua estremità meno confortevole. Come dire a giochi conclusi. Erik Erikson parla di questa situazione e la chiama dilemma psicosociale tra integrità dell'Io e disperazione (uno dei dilemmi psicosociali con cui dobbiamo confrontarci durante le varie età della nostra vita. Qui trovate un articolo sulla teoria psicosociale). Il titolo mi colpisce tanto più perché ne usai uno molto simile per un mio racconto, alcuni anni fa. Il protagonista viaggiava nel futuro e guardava se stesso alla vigilia della sua morte. All'epoca non conoscevo il romanzo di Ishiguro. Il mio racconto si intitolava Alla fine del giorno.

Dal romanzo è stato tratto un bellissimo film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson. Il trailer originale lo fa sembrare una commedia romantica in costume; preferisco postarvi una scena che si trova a inizio del film (il personaggio a cui Stevens serve il tè non è Lord Darlington ma Mr. Louis, interpretato dal bravissimo e compianto Cristopher Reeve).


Qui sotto invece vi metto il trailer di Predestination. Guardateli entrambi, ma prima leggete il libro di Ishiguro. E soprattuttto evitatevi ogni spoiler su Predestination. Non è un caso che non vi abbia messo link esterni per questo film.


Per parte mia ho già pronto da leggere un nuovo libro di Ishiguro, Il Gigante Sepolto. È sempre una bellissima sorpresa scoprire un autore come lui.


mercoledì 7 settembre 2016

C'era una volta un blog - Goodbye Herbert

In questo articolo, della rubrica Vivere (d)i libri, vi avevo annunciato (nuntio vobis gaudium magnum) di avere iniziato Dune e, nonostante una parziale delusione, di avere comunque intenzione di leggerlo fino in fondo. Ormai non credo che lo farò più.
Questo non vuole essere un post di condanna nei confronti del lavoro di Herbert. Solo, non credo che Dune sia stato scritto per me. E quando sento questo, lascio il libro che sto leggendo - che sia uno sconosciuto o un capolavoro pluripremiato - e passo ad altro. Ci sono migliaia di libri che vale la pena leggere, e nella nostra vita non riusciremo a tenerne in mano che una piccolissima parte. Insistere a leggere qualcosa che non ci comunica nulla, quello è un peccato. 


giovedì 1 settembre 2016

I meglio articoli (Maggio - Agosto 2016)


Dopo la pausa estiva di cui si parlava qui (oh, a proposito, non sono riuscito a concludere più o meno nulla di quello che mi ero prefissato, ma tanto me lo aspettavo), torno con la rubrica retrospettiva nella quale rileggo i miei articoli e mi viene da piangere. Non quel pianto liberatorio, badate, quel pianto da "E vorresti fare lo scrittore, tu?"
I tre articoli megli di questo lungo e furbuffo periodo, che mi ha visto completare la prima stesura di un romanzo e superare l'Esame di Stato e domandarmi cosa voglio davvero fare nella vita, sono:


1) EBBENE SÌ, HO SCRITTO UN LIBRO


Di solito nei Meglio Articoli non inserisco articoli da rubriche - chissà perché. Ma stavolta, visto l'entusiasmo, ho fatto un'eccezione per C'era una volta un blog. Forse non il mio articolo migliore, ma sicuramente uno di quelli che mi sta più a cuore, perché è uno dei pochissimi che parla di me e della mia vita. La mia vita di aspirante scrittore in particolare. 



L'articolo non parla tanto del delitto di Sara di Pietrantonio quanto della reazione dei media. È un articolo un po' rozzo, non di quelli eleganti che piacciono a me e che di solito inserisco in questa rubrica, perché l'ho buttato giù come risposta al movimento degli opinionisti. È, credo, un articolo importante per la filosofia di questo blog.



Un articolo che, a ben vedere, si riduce a un articolo di logica. Sì, sostengo che Eco si sia sbagliato nel testo di una sua conferenza, ma alla fine direi che facciamo pace. In realtà sia la logica che il linguaggio sono argomenti che mi interessano molto, come scrittore e come psicologo, e quando ho notato certe stramberie in Eco le ho usate come scusa per scrivere questo articolo. Che, peraltro, mi sembra chiaro e relativamente ben scritto, e che quindi entra a pieno diritto nel novero dei megli. Un articolo di cui non vergognarsi troppo - anzi, di cui essere quasi orgogliosi.


La classifica - la scaletta, ripeto, è cronologica e non qualitativa - dei Meglio Articoli è questa. L'articolo più letto in questo periodo di maggio - agosto è stato Riccardo Calandra, o della musica, della rubrica (per ora) estinta Interviste psicologiche, in virtù delle sue 482 visualizzazioni. A oggi il blog sfiora le 20000 visualizzazioni.
Che cosa riservi il futuro a Psicologia e Scrittura non posso dirlo perché non lo so. Continuerò a scrivere - più o meno bene e più o meno intelligentemente - riguardo gli argomenti che mi stanno a cuore, e spero che voi in cambio possiate continuare a leggermi. 
Quindi arrivedorci, Veri Credenti, e non smettete di seguire il blog!