lunedì 22 gennaio 2018

Primato dell'etica sulla fisica e sulla metafisica

[Paragrafo scritto a conclusione dell'articolo riguardante le diverse possibili nature della materia: creata e posteriore a Dio o increata ed eterna.]

Per fortuna, qualunque sistema si adotti, nessuno nuoce alla morale: infatti che importa che la materia sia stata creata od ordinata? Dio resta ugualmente il nostro signore assoluto. Noi dobbiamo essere virtuosi sia in un mondo tratto dal caos che in un mondo creato dal nulla; quasi nessuno di questi problemi metafisici influisce sulla condotta della vita: succede alle dispute come ai futili discorsi che si tengono a tavola: ognuno, dopo il pranzo, dimentica ciò che ha detto e va dove lo chiamano i suoi interessi e le sue predilezioni.

[Voltaire, Materia in Dizionario Filosofico]



lunedì 15 gennaio 2018

La LibrOsteria - Un posto magico in quel di Milano

Qualche settimana fa - prima di Natale, o forse dopo, in quell'interregno tra Natale e l'ultimo dell'anno in cui sembra non dover succedere mai nulla, e invece - ho pranzato con alcuni amici molto acculturati e molto coltissimi in quel di Milano, in un posto che si chiama LibrOsteria. Oggi però non vi parlo dei miei amici davvero molto preparati both in psicologia che in antropologia, ma del posto fisico (e infatti le nostre anime si saranno incontrate perlomeno nell'Iperuranio dell'ultrascienza) in cui abbiamo pranzato... che è, tra l'altro, un argomento parecchio più interessante.
La LibrOsteria di Milano nasce dalla fusione di un'osteria e di una libreria. La libreria è specializzata in libri di seconda mano e in modernariato - e già, se siete come me, vi sarà venuta l'acquolina in bocca. Il clima che si respira è piacevole e le persone che ci lavorano simpatiche e disponibili. Il barista, ad esempio, che dev'essere un enologo leggendario di quarto livello, oltre a saper consigliare sempre l'abbinamento giusto per la pietanza giusta, si è fermato con noi (con me e i miei amici molto scìc) e ci ha raccontato la storia di due cocktail, il Moscow Mule e il Long Island, di come sono nati e del perché abbiano questi nomi. Il proprietario, che ci ha visti interessati, ha tirato fuori un libro ultra-raro e veramente ben curato, una storia dei periodici italiani underground dei gloriosi tempi andati, che costa 250 euro e che è quasi esaurito, e l'ha sfogliato con noi. Non penso sperasse di vendercelo (noi gente intellettuali non abbiamo mai un baiocco in tasca): voleva solo farcelo vedere. Sono quelle cose che ti convincono di essere capitato, capitemi, nel posto giusto.

Una delle pareti tappezzate di libri. Spoiler: lo sono tutte ❤
Rileggo quanto scritto finora e mi pare di voler far uscire un bollettino pubblicitario. Un po' me ne vergogno. Tanto più che mica mi pagano. Ma la LibrOsteria è veramente un posto fantastico, talmente fantastico che ho dovuto scattarci delle foto, perché sapevo che prima o poi ve lo avrei segnalato qui sul blog. Quindi continuo come se nulla fosse, pur di convincervi ad andarci, e voi statemi dietro: tanto per cominciare il cibo è buono

Questo è il cibo, dopo
la scelta dei beveraggi, tra alcolici e analcolici (ma quelli chi li ha considerati?), ottima - soprattutto visto che, grazie a Dio, è assistita da un esperto -, e l'offerta libraria di tutto rispetto, anzi un po' di più.

I miei tre acquisti. Sapete da quanto cercavo una raccolta italiana di Pogo e Un americano alla corte di Re Artù?
Qui e là trovate anche dei simpatici annunci fake che rallegrano l'atmosfera. Prima di sedermi me li sono passati tutti, perché anche io voglio essere simpatico e da qualcuno mi tocca pur imparare. Eccovene una manciata da antipasto:



Dark


Insomma, è inutile che io ci giri attorno: vacci subito, caro lettore. Il locale si trova a Milano, in Via Cesariano 7. Non è per esagerare, ma ti assicuro che lì troverai esattamente quello che ti meriti.

(Questa battuta me l'ha fatta uno dei miei amici di un certo livello che voi proprio non vi meritate)

Magari un giorno ci organizziamo il primo Psicologia e Scrittura raduno! Trovato il posto, adesso mi serve solo un pubblico 😘

martedì 9 gennaio 2018

Linguistica POP

Apro l'articolo (e l'anno) con una citazione da La linguistica: Un corso introduttivo di Gaetano Berruto e Massimo Cerruti in merito alla tipologia sintattica delle diverse lingue:
[...] si può ricordare che Yoda, il personaggio extraterrestre del noto film Il ritorno dello Jedi (1983), ripreso nei primi anni del Duemila nei cinema italiani, parla (almeno nella versione originale) una lingua con ordine OSV, il tipo più raro e improbabile: sick I've become "(lett.) malato io sono diventato", when nine hundred years you reach, look as good you will not "(lett.) quando novecento anni tu raggiungi, tanto bene non starai".

Una nota, per chi - giustamente - se lo stesse chiedendo. Per "ordine OSV" si intende un ordine di frase non marcata (basica) in cui l'oggetto precede il soggetto, e quest'ultimo precede il verbo. La lingua italiana, come tutte le lingue neolatine - ma non come il latino, che ha un ordine SOV o, più probabilmente, un ordine libero - ha un ordine non marcato SVO: il che significa semplicemente che, a meno di particolari manipolazioni della frase, da noi il soggetto vien prima del verbo e l'oggetto dopo il verbo (es: "Luke brandisce la spada laser". Vi torna?).

Ora, dalla citazione di Berruto e Cerruti si possono trarre alcune interessanti conclusioni:
(1) che gli autori non devono aver visto L'Impero colpisce ancora, dato che Yoda appare in quella pellicola (infatti, sebbene il fatto che Yoda appartenga al Ritorno dello Jedi non sia una frase logicamente sbagliata, rimane il fatto che sia perlomeno ingannevole)*;
(2) considerando che l'ordine OSV è stato segnalato con forti dubbi in meno dell'1% delle lingue naturali... terrestri, il dyirbal (famiglia australiana), lo yamamadi e l'apurina (famiglia sudamericana); e che non solo la sua esistenza sia in realtà messa in discussione, ma che addirittura sia considerata per certi versi un ordine naturalmente impossibile**; dicevo, posto tutto questo, la LucasFilm potrebbe aver fatto diventare una lingua inesistente una delle più conosciute e imitate del mondo. Magico potere dei mass media e della fantascienza 😂


[DISCLAIMER: Berruto e Cerruti sono studiosi eccezionali nel campo della linguistica, e naturalmente il punto (1) vuole solo essere una battuta. Nulla vien tolto al libro, che, anzi, consiglio a chiunque volesse essere iniziato alla materia. QUI il link all'acquisto]



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* A parte questo, nei primi anni del duemila è stato rimandato nei cinema? Questo non lo so. Di certo gli autori non possono intendere che sia uscito in Italia nei primi anni del duemila, dato che uscì nel 1983.
** Impossibile perché, tra tutti, sarebbe l'unico che viola sia il principio di precedenza (il soggetto precede l'oggetto perché ha una priorità logica su di esso) sia il principio di adiacenza (l'oggetto deve stare vicino al verbo perché il primo dipende dal secondo).

domenica 31 dicembre 2017

Psicologia delle festività

Se avete cliccate su questo titolo, allora ho un messaggio importante per voi: smettetela di intellettualizzare e festeggiate! Potrete pensare ai perché e ai percome delle cose dopo la fine delle feste 😁
[Ne approfitto per dire che Psicologia e Scrittura tornerà col suo appuntamento settimanale dopo la Befana. E auguri a tutti!]



sabato 23 dicembre 2017

La vera storia di Babbo Natale: KLAUS di Grant Morrison e il Batman nordico


Quante volte l'avete sentita, questa frase? "La vera storia di Babbo Natale". Ricordo un cartone che mandavano sempre sulle reti Mediaset durante le feste, quando io ero bambino (e che forse mandano ancora), che o si chiamava in questo modo o che di certo aveva questa tag-line. Cercatela su google: migliaia di risultati, a testimonianza di quante volte essa sia stata ripetuta.

CIONONOSTANTE

Ciononostante, per festeggiare adeguatamente il Santo Natale, ecco che mi scopro a usarla anche io. Le recensioni lunghe - che poi, lo sapete, più che recensioni lunghe sono sproloqui - su questo blog non sono mai state numerose: l'ultima risale a Quel che resta del giorno dell'allora non-ancora-Premio-Nobel Kazuo Ishiguro.
Oggi vi voglio parlare di Klaus, fumetto scritto da uno dei miei autori preferiti, Grant Morrison, e disegnato da un più che adeguato Dan Mora. Riporto la sinossi sul retro del volume nel roboante stile Panini:
BABBO NATALE... COME NON L'AVETE MAI VISTO PRIMA!
È un mito. È una leggenda. È amato da grandi e piccini... ma chi conosce le vere origini di Babbo Natale? Ambientato in un misterioso passato magico e mitologico, Klaus racconta gli inizi della carriera di Babbo Natale. Il pluripremiato autore Grant Morrison e il disegnatore Dan Mora rinnovano Santa Claus come moderno super eroe, attingendo alle radici del personaggio tra folklore vichingo e sciamanesimo siberiano.
Naturalmente, non ci fosse stato il nome magico di Morrison ad attirarmi, non avrei speso i diciannove euro richiesti per l'acquisto del fumetto. Invece l'ho fatto, sono arrivato a casa e l'ho letto tutto d'un fiato. E che posso dire?
Klaus è la storia di Santa Claus riletto, da un certo punto di vista, come un supereroe (altri dicono che ha più punti in comune con Conan, e in effetti alcune copertine di Klaus richiamano direttamente quelle del fumetto del cimmero). Klaus viene potenziato da una razza di spiriti del Natale-alieni, salta sui tetti della città di Grimsvig* e difende la festa di Yule dalla crociata anti-gioia di un tiranno da operetta. Prevedibilmente, si scopre che la moglie del tiranno è l'ex-fidanzatina del protagonista, che per anni lo ha creduto morto. Il big bad della serie, sempre telefonatissimo, è il Krampus, liberato dal tiranno dalla sua prigione di roccia e carbone per... motivi. Riguardano la paranoia, comunque.

Klaus non è un brutto fumetto, sia chiaro. E questo è dovuto essenzialmente alla bravura di Morrison, che persino quando sbaglia tutto fa tutto giusto. È una fiaba familiare e rassicurante come il Natale, l'ora della controffensiva delle forze della luce alle forze dell'oscurità, da che mondo è mondo. Un grande contributo lo danno i disegni di Mora, "freddi" ma pur sempre belli**. Ciò detto, non me la sentirei di consigliarlo a nessuno, visto il prezzo, e viste quante cose migliori - sempre restando nell'ambito del fumetto o nell'ambito del Natale - si possono comprare. Klaus è un fumetti insipido e innocuo. Anche nei momenti più ispirati, Morrison gioca con argomenti che si è riservato di trattare meglio nei suoi lavori maggiori. Tanto vale allora recuperare quelli. Gli spiriti-alieni, eredi di un'antica civiltà a geometrie superiori, che usano i supereroi come soldati nella guerra contro le loro controparti cadute (a.k.a. il Krampus), ad esempio, sono un'idea affascinante, ma se vi piace allora ci sarebbe da leggere ben altro dalla vastissima biblioteca morrisoniana.

Con questa nota di delusione per un fumetto che, pure, si presentava bene (Morrison che scrive di un Babbo Natale violento e sanguinario: ovvio che lo si compra), vi saluto. Buona Natale a tutti, Veri Credenti. E felice Nuovo Eone Anno.


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* Per molti aspetti, Klaus racconta quello che sarebbe successo se Batman avesse deciso di combattere le ingiustizie del mondo fabbricando giocattoli di legno.
** Intendo dire che Mora non sarà mai, pur nella sua maestria formale, un grande disegnatore. Il suo stile è intercambiabile con quello di altre centinaia di disegnatori con pagina DeviantArt. Una volta chiuso il libro, non rimane nulla del suo lavoro. In altre parole è privo di quel quid che rende un semplice fumettista un artista vero e proprio.

lunedì 18 dicembre 2017

Il ventitreesimo arcano

"Il ventitreesimo arcano" è il secondo racconto della saga pulp moderna di Jack Hurt, che potete trovare - completa e gratuita - su KoboStore, su Amazon Kindle Store, su Google Book Store, su Mondadori Store e su Streetlib. Per ulteriori informazioni cliccate pure qui e qui e sarete rimandati agli articoli in merito. Nel frattempo, in anteprima per voi affezionati del blog, la prima immagine disponibile del ventitreesimo arcano, direttamente dal racconto di cui sopra:

[Tutti i credits a I fucking love Chaos Magick]

Che aspettate? Fate ancora in tempo a regalarvi Jack Hurt per Natale!

lunedì 11 dicembre 2017

Guido da Montefeltro e l'impasse comunicativo

Da poco la pagina Facebook di Psicologia e Scrittura (iscrivetevi se ancora non lo avete fatto) ha superato i 1300 like. Che è un traguardo. Per festeggiare ho pensato di scrivere qualcosa di appropriato. Milletrecento, vediamo... la data in cui Dante compì il suo viaggio ultraterreno. Allora parliamo di Dante. Non di Dante in generale, bensì di un passo della Commedia che merita di essere trattato dal punto di vista psicologico (vien da dire tutti: ma ricordo che c'è una differenza tra psicologia in narrazione e psicologia come scienza). Parliamo di Guido da Montefeltro!

[Franco Cosimo Panini Editore]
Quel povero Guido da Montefeltro che, dopo una vita di peccati come statista e stratega, vistosi "giunto in quella parte di sua etade ove ciascun dovrebbe calar le vele e raccoglier le sarte", si fa francescano, e poi si lascia ingannare da Bonifacio VIII, radice e anche fusto dei mali d'Italia, e si danna l'anima come politico fraudolento, epperciò finisce nell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio dell'Inferno dov'è il posto suo. Non viene anche a voi da pregare, verso la fine del XXVII dell'Inferno, che San Francesco, giunto a raccogliere l'anima del suo sventurato servitore, riesca a strapparla dalle grinfie di "un d'i neri cherubini" che invece la vuol per sé, per darle fuoco in Malebolge?

Ripassiamo quel che è successo. Guido da Montefeltro, un tempo abile stratega e ora pio francescano - perlomeno a leggere Dante -, viene convocato da Bonifacio VIII, che proprio in quel periodo sta conducendo a Roma una guerra contro la potente famiglia dei Colonna, per ripicca che non gli aveva riconosciuta valida l'elezione*, e che si era asserragliata nel palazzo fortificato di Palestrina. Guido all'inizio è riottoso: non vuole peccare, aiutando il Papa a vincere con l'inganno contro dei buoni cristiani; ma dai e dai il Papa lo convince, offrendogli in anticipo l'assoluzione per il consiglio. Val la pena riportare le terzine del suo discorso:
[Bonifacio] poi ridisse: "Tuo cuor non sospetti;
finor t'assolvo, e tu m'insegna fare
sì come Penestrino in terra getti.
Lo ciel poss'io serrare e diserrare,
come tu sai; però son due le chiavi
che'l mio antecessor non ebbe care".
Allor mi pinser li argomenti gravi
là 've 'l tacer mi fu avviso 'l peggio.
Silvia Longhi, in un bel saggio che si intitola Reticenza, retorica astuta e retorica perversa tra le Malebolge e il Cocito**, definisce questa situazione, in cui si ritrova sfortuna sua Guido, di "doppio legame", senza però approfondirla come forse avrebbe meritato. Dice la Longhi che il doppio legame è
[...] un'illusione alternativa, perché qualunque scelta faccia il frate al bivio (ubbidire o disubbidire all'autorità del papa) sarà male.
Giusto, anzi giustissimo. Ma noi per ora chiediamoci schematicamente cosa sia il doppio legame.

La teoria del doppio legame ha una storia sua propria. Il costrutto fu formulato da Gregory Bateson, uno di quegli eroi che hanno formato il Gruppo di Palo Alto e che hanno rivoluzionato le nostre idee sulla comunicazione. Una situazione di doppio legame si ha quando, tra due interlocutori legati da una relazione affettiva importante, capita un'incongruenza tra messaggio veicolato dalla comunicazione verbale e messaggio veicolato dalla comunicazione non-verbale. L'esempio di Bateson - storico - è un bambino che cerca di abbracciare sua madre; la madre, avendolo visto, si irrigidisce tutta; il bambino si ritrae; al che la mamma lo riprende: "Non devi aver timore ad esprimere i tuoi sentimenti".
Bateson suppone che la presenza di doppi legami sia quantitativamente rilevante nelle situazioni schizofrenogene; e, sebbene il ruolo di questa comunicazione disorganizzata sia stato ridimensionato nel corso degli anni, la sua validità come costrutto è ancora forte.

Gregory Bateson
Non in una condizione psicologica di doppio legame si trova quindi Guido da Montefeltro, e perché con Bonifacio VIII, naturalmente, non ha un rapporto affettivo né molto né punto importante, e perché la comunicazione verbale e quella non-verbale di Bonifacio son tutt'uno. L'incongruenza sta tra la comunicazione del Papa e la rappresentanza del Papa, cioè la Chiesa, che non permette di essere perdonati per un peccato senza aver prima pentimento,
né pentere e volere insieme puossi
per la contradizion che nol consente.
Naturalmente la Longhi ha solo trasposto questo concetto nelle pagine della Commedia. Non ha voluto tenere una lezione di comunicazione. Il suo contributo in proposito rimane illuminante e non lo si sta criticando. Va anzi considerato che l'esito, per Guido da Montefeltro, è un totale crollo in uno stato mentale disorganizzato (certo rappresentato con immagini esteriori da Dante): non solo prima viene portato all'Inferno da un diavolo loico (logico), ma una volta all'Inferno le incongruenze non fanno che perseguitarlo, le situazioni si sfasciano, e Guido non è più in grado di ricomporle per ottenere un'analisi corretta della realtà. Dante che se ne va a spasso per Malebolge, ad esempio, crede Guido, dev'essere un dannato; altrimenti mai gli rivelerebbe la propria storia. Sembra quindi davvero che il doppio legame, quale che sia la sua forma, abbia come conseguenza uno stato schizofrenico: per Bateson riguarda la mente, e per Dante l'anima dei dannati!



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*Il 10 maggio 1297 i cardinali Iacopo e Pietro Colonna sottoscrissero, insieme a un gruppo di spirituali tra cui Iacopone da Todi, il manifesto di Lunghezza, il cui argomento era per l'appunto la negazione dell'elezione papale.
**Il saggio è disponibile in Letteratura e filologia tra Svizzera e Italia: Studi in onore di Gugliemo Corni - I. La Commedia e altro.